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Nuovi dati sulla resistenza al freddo delle specie esotiche in coltivazione nel giardino



Uno degli aspetti sperimentali più importanti del nostro lavoro di botanici consiste senza dubbio nello studio dei nuovi aspetti di acclimatazione di specie alloctone (esotiche) ai nostri terreni ed ai nostri climi; quelli della pianura padana in particolare sono notoriamente ostili rispetto a quanto accade in riviera o nelle regioni meridionali, in quanto incontriamo spesso combinazioni di suoli calcarei, estati asciutte e torride, inverni rigidi con nevicate abbondanti ed altri problemi.
Non ci risulta pertanto che esistano attività “coraggiosamente” volte a questo tipo di ricerca.
Se per quanto riguarda il tipo di terreno una certa capacità di manipolazione e di calibrazione delle tecniche e dei materiali è possibile, per quanto riguarda invece la resistenza delle specie al freddo ed al caldo dipendiamo strettamente dagli eventi climatici, sicchè gli “hannus horribilis” come questo che ancora stiamo vivendo e non sembra volersene andare mai, se da un lato ci rammaricano distruggendo il nostro lavoro, dall’altro ci forniscono gli elementi indispensabili per acquisire nuovi dati e nuove conoscenze.
Esistono, ed abbiamo in coltivazione, moltissime piante che in termini strettamente botanici vengono definite “mediterranee”, termine che non indica necessariamente quelle di origine mediterranea, ma piuttosto quelle che, nel mondo, vivono in climi simili, caratterizzati da estati calde e secche come le nostre e da inverni piuttosto miti e piovosi, con temperature che raramente scendono sotto lo zero per brevi periodi e nevicate molto modeste.
Sono queste le piante che ci interessa particolarmente testare per la resistenza al freddo, trovandosi nel mezzo tra il clima temperato o medioeuropeo (il nostro) e il clima tropicale.
Poiché la soglia di resistenza di queste piante si attesta intorno ai –10°-12°, la nottata ideale avrebbe dovuto essere intorno ai –13°-14°, proprio quella che, per la prima volta,si è verificata il 19 dicembre.
In precedenza si rivelarono molto utili a questi studi l’incredibile –27° del gennaio 1985 e i prolungati –10° del gennaio 2002, ma è ovvio che nel primo caso tutte le mediterraneee (e non solo) morirono senza distinzioni, e nel secondo caso invece si salvarono pressocchè tutte, seppur per poco; riportando per completezza un elenco fatto nel 2003 per il bollettino dell’AdiPA, troviamo allora che a – 6-7°, quindi non coltivabili nemmeno in serra fredda, ci sono:
Mirtus cummunis-Ceratonia siliqua-Rhus pentaphylla-Rhus tripartita- Cistus monspeliensis-Sarcopoterium spinosum- Ephedra maxima- Calicotome spinosa- Acacia sp.- bauhinia sp.
Erythrina sp.- Musa sp.- Caryota mitis- Wodyezia bifurcata- Ravenala sp.- Strelitzia sp.-
Heliconia sp.- Ceanothus sp.- Lippia sp.- Fucsia sp.- Proteaceae e frutti tropicali in genere.
Alcune di queste, se riparate da un muro esposto a sud e in anni senza il fenomeno della galaverna possono anche sopravvivere (Myrtus, Ceratonia, Wodyezia, Acacia, Calicotome).
Altre, come Olea, Oleander, Teucrium, Yucca, Arbutus, Lavandula, Salvia, Adenocarpus, Acca, Hebe, Aralia possono andare incontro a “bruciature” apicali ed attacchi fungini dovuti principalmente all’umidità portatagli dalla nebbia e dalla neve, ma generalmente se la cavano bene.
Nel gennaio del 2002 la temperatura scese a –10° e tale si mantenne per cinque settimane consecutive, benchè in un contesto climatico generale molto asciutto, senza galaverna né neve.
Allora Olea (olivo) perse il fogliame ma lo sostituì; Oleander sopravvissero le cultivar rosse e rosa
ma non quelle gialle e bianche; Acca morì senza ributtare; Yucca gloriosa e rostrata non subirono danni, a differenza di Yucca aloifolia, Wipplei ed Elephantipes che andarono incontro a necrosi più o meno diffuse; le altre specie summenzionate se la cavaron senza troppi problemi; con esse anche: Ficus carica, Laurus Nobilis (alloro), Quercus suber, Quercus ilex, Quercus coccifera, Quercus canariensis, Periploca Laevigata, Lycium europaeum, Acer sempervirens, Phyllirea angustifolia, Phyllirea latifolia, Pistacia lentiscus, Pistacia vera, Smilax aspera, Chamaerops humilis, Ulex europaeus, Ligustrum lucidum, Ligustrum texanum, Phoenix canariensis, Washingtonia filifera,
Brahea armata, Dasylirion glaucophyllum, Vitex agnus-castus, Passiflora caerulea, Carpentaria
californica, Euonymus japonicus, Daphniphyllum macropodium, Escallonia leucantha, Photinia japonica, Photinia davidiana, Photinia bouvardiana, Rhaphiolepis umbellata, Osmanthus sp., Pittosporum sp., Buddleia davidii, Camellia sasanqua e camellia japonica, tutte le cultivar.
Nel gennaio 1979 arrivammo a –16°, ma allora non conoscevo ancora tantissime piante: posso ricordare che non sopravvissero gli allori, le Chamaerops humilis, Ligustrum lucidum, Pistacia lentiscus, Osmanthus in genere, Buddleia davidii, Clerodendron trichotomum, Largestroemia.
Nel gennaio 1985 morirono tutte le mediterranee, anche le più resistenti: Quercus ilex, Pistacia terebinthus, Pyracantha coccinea, Prunus laurocerasus, Elaeagnus angustifolia, Pinus pinea, Pinus halepensis, Prunus amygdalus (mandorlo), Sequoia, Sophora, Albizzia ma anche non proprio mediterranee quali Prunus giapponesi, alcune magnolia, alcune hydrangea (ortensia), melograni, peschi, viti, cedri deodara ed atlantica, e subirono danni perfino noci, pioppi, salici e glicini.
Arriviamo così al 19 dicembre 2009, con la gelata intermedia tra quelle del 1979 e del 2002 e con tanta neve: avremo delle sorprese?? Ebbene sì: alcune specie sono in un certo senso morte parzialmente, indicandoci in tal modo che la loro soglia di resistenza si attesta quasi esattamente intorno ai –12°-13°.
Gli esempi di maggior interesse li abbiamo individuati nell’alloro, nelle Camellia, negli olivi e nei fichi: vi sono esemplari morti, esemplari vivi ed esemplari danneggiati.
I primi sembrano essere quelli piccoli ed esposti al vento delle aiuole più esposte; i secondi gli esemplari sopra i due metri o/e in mezzo ad altre piante.
Lo stesso fenomeno lo si osserva per Viburnum tinus, Viburnum nudum, Chamaerops humilis, Osmanthus sp., Oleander, Pistacia lentiscus, Phlomis sp. e Stachys lanata.
Nei fichi sembrano non aver subito danni gli esemplari selvatici, ed essere morte invece le cultivar.
Cel’hanno fatta Rhamnus alaternus, Sequoia, Pinus pinea, Pinus halepensis, Cupressus cashmeriana
(un po bruciacchiato), Quercus coccifera, Quercus canariensis, Quercus suber, Quercus ilex, Phyllirea, Smilax, Ligustrum lucidum, Dasylirion, Photinia, Yucca gloriosa e rostrata.
Non cel’hanno fatta Passiflora caerulea, Yucca aloifolia, Ligustrum texanum, Rhaphiloepis umbellata, Pittosporum tobira, Teucrium, Holboella coriacea, Myrtus tarentina, Cornus capitata,
Sophora mocrophylla, Jasminum sp. (tranne il nudiflorum), la parte aerea di Kniphofia e Phormium,
Myricaria pennsylvanica, Yucca aloifolia e forse Pinus roxburgii.
Avevamo in prova sette specie di eucalipti e sei di Opunthia“garantite” per le temperature rigide da altri appassionati viventi però in Toscana (minima di –8°) e devo dire che è andata piuttosto male.
Dei sette eucalipti, E.microtheca, E.coccifera, E.camphora, E.amygdalina, ed E.rodwai sono gelati fino alla base; staremo a vedere se riusciranno a rigermogliare dal livello del terreno.
E. gunnii ha subito dei danni ma sembra poterne uscire, tipo oleandri da seme.
E. neglecta ha arrossato le foglie glauche ma non ha subito danni; questa pregevole, piccola specie neozelandese dal nome così umile potrebbe in tal modo essere veramente la sola in grado di superare quasi tutti gli inverni padani.
Non è andata molto meglio alle Opunthia (fichi d’India). Le specie cochenillifera, palmadora, puya
e suffruticosa sono gelate; le specie robusta e azurea pare di no, ma qualche danno sulle ultime pale della scorsa stagione c’è, sottoforma di piccole zone crepate o di piccole macchie necrotiche.
(ovviamente non considero qui Opunthia polyacantha, che resiste fino ad oltre –20°).
Molte delle specie che sono gelate tuttavia hanno conservato ben viventi i rametti basali, che si trovavano sotto alla coltre di neve: essa costituisce veramente un coibente termico efficace!!
Per questo motivo non posso pronunciarmi sulle numerose specie perenni erbacee del giardino.
Quando la neve è molta, fa danni anche meccanici su allori, pini e cipressi, in un certo senso non fatti per questo; la nevicata del 10 marzo infatti ha sradicato tre cipressi alti dieci metri.